Mar 20 -
Moats and boats and waterfalls, alley ways and pay phone calls…
Gli ingredienti per stuzzicare gli immaginari evocativi ci sono tutti nel documentario musicale da poco presentato al South By Southwest di Austin: il folk, il viaggio coast to coast e molta polvere.
Big Easy Express è il diario di bordo del Roailroad Revival tour 2011, che ha portato le tre band Mumford & Sons, Edward Sharpe & the Magnetic Zeroes e Old Crow Medicine Show a esibirsi per otto date statunitensi, percorrendo il Paese da Oackland a New Orleans a bordo di un treno vintage. Nel documentario jam session nei vagoni, discorsi da santoni e paesaggi mozzafiato creano uno spaccato molto poetico del tour.
A un certo punto della carriera molte band sentono il bisogno dare un loro personale contributo al sogno americano - anche quando il loro background è di tutt’altro stampo, come hanno fatto gli U2 con l’album e il documentario Rattle & Hum nell’89 - documentando il proprio tour stelle e strisce e rubando posa, gilet da cowboy e cappelloni a mostri sacri come Bob Dylan o Johnny Cash.
Per le tre band protagoniste il discorso è diverso: loro col folk ci mangiano, sia che provengano dall’algida Albione (Mumford & Sons), dalla capitale del country (Nashville, casa degli Old Crow Medicine Show) o abbiano registrato proprio on the road il loro primo disco (è il caso degli Edward Sharpe & the Magnetic Zeroes). Il regista Emmett Malloy è molto orgoglioso di come il film (oltre a essere quella che lui chiama una “follia da hippie”) sia convincente, e dà tutto il merito alla “forza della positività”, che ha accompagnato tutto il viaggio e fatto sì non solo che il girato sia incredilmente naturale, ma anche che il treno arrivasse a destinazione e che a bordo si creasse un’atmosfera di incredibile sinergia.
"Amore esco un attimo a vedere se trovo un badile"